
Giovanni Scoto Eriugena.

Il cristianesimo e l'impero carolingio.

    Fino a tutto il settimo e per gran parte dell'ottavo secolo
primo regni romano-germanici avevano trovato un elemento di
unificazione nel perdurare della latinitas a livello giuridico-
economico e, quindi, anche nel perdurare di certe strutture dello
stato. L'espansione araba nel Mediterraneo contribu a mettere in
crisi quelle strutture, ma, al tempo stesso, proponendo un modello
culturale e religioso alternativo alla latinitas, suscit, per
reazione, la valorizzazione del cristianesimo come fattore
unificante della civilt europea.
Carlo Magno utilizz questa funzione della religione cristiana per
ricostituire l' imperium. In un siffatto contesto  evidente che
ogni eresia, o semplice deviazione dall'ortodossia, che metta in
discussione lo schema dottrinario ufficiale, lede anche l'autorit
della Chiesa e le strutture del nuovo stato.
La presenza di un eretico all'interno dei confini dello stato 
considerata estremamente pericolosa. Quando l'impero carolingio
viene diviso e sorgono contrasti fra Ludovico il Germanico e Carlo
il Calvo, il primo allontana dal proprio regno il monaco
Gotescalco (morto tra l'866 e l'869, sostenitore dell'esistenza di
una predestinazione divina all'eterna perdizione, cos come alla
salvezza) e lo spedisce nel regno del rivale. Giovanni Scoto
Eriugena (810-877), professore alla Scuola Palatina presso la
corte di Carlo il Calvo, fu invitato dai vescovi francesi a
confutare le posizioni di Gotescalco, non gradito e pericoloso
ospite del regno.
La discussione teologica verte - come si vede - su temi cari alla
riflessione agostiniana, come il problema della libert dell'uomo,
alla quale  contrapposta la predestinazione divina, oppure sulle
questioni da cui erano sorte le prime eresie, come la natura di
Cristo e la Trinit.
In Occidente i legami con la Patristica greca - e quindi con la
filosofia - si erano enormemente affievoliti: ai tempi di Carlo
Magno e dei suoi successori l'insegnamento metodico del greco non
era previsto nella formazione scolastica, e i teologi si
scrivevano da una parte all'altra dell'Europa per chiedere e
fornire spiegazioni sul significato di termini greci. Giovanni
Scoto Eriugena era fra i pochi ad avere una certa familiarit con
la lingua greca, che gli consent di tradurre il Corpus
Areopagiticum (l'opera, fortemente influenzata dal neoplatonismo,
di un autore del quinto secolo che usa come pseudonimo il nome di
quel Dionigi l'Areopagita che avrebbe ascoltato il discorso
dell'apostolo Paolo ad Atene)

